Alla ricerca di altri delatori

Le altre persone sospettate

Boek van Melissa Mueller
La copertina del libro di Melissa Müller Anne Frank, la biografia.
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Nel 1998 Melissa Müller, nella sua biografia di Anne Frank, scrisse che Lena Hartog-van Bladeren avrebbe potuto aver denunciato i clandestini. Due anni dopo Carol Ann Lee nella sua biografia di Otto Frank avanzò una nuova ipotesi: secondo lei il colpevole era Tonny Ahlers. Successivamente i sospetti ricaddero su altre persone.

Lena Hartog-van Bladeren

Nel 1998 compare "Anne Frank, la biografia" di Melissa Müller. Nel suo libro l'autrice scrive che l'altro magazziniere, Lammert Hartog, non poteva non essere a conoscenza della presenza di ebrei e che ciò vale anche per sua moglie Lena Hartog-van Bladeren. Quest'ultima era la donna delle pulizie al numero 263 di Prinsengracht ed anche presso Petrus ed Anna Genot. Petrus Genot lavorava per l'impresa del fratello di Kleiman.

 

Quando Lena Hartog fu interrogata nel 1948, non disse alla polizia di aver lavorato al numero 263 di Prinsengracht. Secondo una dichiarazione di Anna Genot del 1948, Lena le avrebbe confessato nel luglio 1944 di essere terribilmente preoccupata per la sicurezza del marito perché a Prinsengracht erano nascosti degli ebrei. Anche a Bep Lena avrebbe detto che rischiavano tutti la vita se il fatto fosse stato scoperto.

 

Nel suo libro, Melissa Müller suggerisce che i clandestini probabilmente sono stati denunciati da Lena Hartog-van Bladeren, ma non vi è alcuna prova. Resta comunque il fatto che le inchieste del 1948 e del 1963/64 si sono concentrate troppo su Willem van Maaren e che il ruolo di Lena Hartog-van Bladeren e del marito non è mai stato seriamente investigato.

Tonny Ahlers

Otto Frank e Tonny Ahlers s'incontrarono per la prima volta nell'aprile del 1941, dunque prima della clandestinità. Durante un incontro con un conoscente Otto Frank aveva espresso i suoi dubbi su una possibile vittoria tedesca. Questo conoscente lo denunciò inviando una lettera alla Gestapo. Tonny Ahlers, che frequentava gli ambienti dell'NSB, il partito nazista olandese, e della polizia tedesca, intercettò la lettera e ricattò Otto Frank facendosi pagare per il suo silenzio.

Secondo Carol Ann Lee il ricatto si sarebbe ripetuto e anche successivamente Tonny Ahlers avrebbe continuato a estorcere denaro a Otto Frank. Ahlers affermò dopo la guerra di essere stato al corrente della presenza dei clandestini nella casa sul retro. Carol Ann Lee, che descrive ripetutamente Ahlers come poco affidabile e bugiardo, individua in lui il delatore.

L’indagine del NIOD

Nel 2003 l'Istituto olandese per la documentazione di guerra (NIOD) indaga sulle ipotesi di colpevolezza di Lena Hartog-van Bladeren e di Tonny Ahlers. Entrambe le ipotesi vengono soppesate e considerate insufficientemente dimostrabili.

La conclusione finale del rapporto del NIOD è:

"Dobbiamo purtroppo affermare quanto avevamo già concluso nel 1986: 'Non è più possibile ricostruire lo svolgimento dei fatti.' Lo facciamo con rammarico perché avremmo voluto scoprire il colpevole (o i colpevoli), per chiudere anche questo capitolo della vicenda di Anne Frank. Purtroppo non è possibile. Non si esclude che in futuro vengano prospettate nuove ipotesi sul tradimento. Naturalmente sarà necessario verificare se esse si basino su fonti attendibili."

Scarica la relazione del NIOD (inglese).

L’Istituto olandese per la documentazione di guerra

Nuove ipotesi

Da allora sono state prospettate nuove ipotesi. Il giornalista Sytze van der Zee attribuisce la responsabilità della denuncia ad Ans van Dijk, la delatrice che fu giustiziata nel 1948. Su Bep Voskuijl, una dei protettori, è comparso un libro scritto dal figlio Joop van Wijk insieme a Jeroen de Bruyn, in cui i sospetti convergono sulla sorella di Bep, Nelly, per via dei suoi rapporti con dei militari tedeschi. La Casa di Anne Frank ritiene non vi sia alcun motivo per sostenere questa ipotesi.

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