Jetteke Frijda parla della paura di suo padre

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Trascrizione tradotta di un’intervista rilasciata da Jetteke Frijda a David de Jongh e Teresien da Silva ad Amsterdam il 9 marzo 2009.

Se qualcuno suonava al campanello, mio padre voleva saltare giù dal balcone e io, che allora avevo 15 anni, dovevo tirarlo indietro.

- Ricorda quegli episodi?

Sì, certo. 

- Cosa succedeva?

Correva sul balcone e lo scavalcava con una gamba; se passate lungo la Corellistraat, potete vedere quanto era basso quel balcone. Lui si ritrovava con una gamba sul parapetto e io lo tiravo indietro. Tutte le volte, come è ovvio, vivevamo una situazione veramente terribile. Altre volte andava in bagno e apriva la cassetta delle medicine, io dovevo seguirlo. In queste circostanze, l'atmosfera in casa si poteva tagliare con il coltello, si udivano solo urla e strilli. Non vivevamo affatto una situazione piacevole. 

- Chi gridava?

Mio padre. 

- Cosa diceva urlando?

Gridava e basta. Uaaauuuaaaaaa. Urlava ma non riuscivamo a capirlo. Era spaventato.